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La Pentecoste
Il prodigioso dipinto nella Chiesa parrocchiale

La Chiesa parrocchiale di Auditore custodisce al suo interno l'opera di Mariano Medici La Pentecoste (1772) che raffigura la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti in preghiera nel cenacolo. Questo evento prodigioso è narrato da Luca negli Attidegli Apostoli, 2 1-4: "mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatté gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro, ed essi furono tutti ripieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito dava loro il potere di esprimersi".
La tela in questione, posta sull'altare maggiore, presenta però tre elementi che non compaiono nella descrizione: la luminosa colomba, la Madonna e San Pietro raffigurato con le chiavi del Regno dei Cieli. Queste figure, allineate sull'asse centrale della pala, diventano protagoniste della raffigurazione e denunciano le preoccupazioni contenutistiche e illustrative del committente: la colomba è simbolo dello Spirito Santo,invsibile autore di quel prodigio e titolare di quella specifica chiesa; la Madonna vuole ricordare la centralità della devozione alla vergina nella comunità ecclesiastica e le chiavi simboleggiano il primato del Papa insidiato dalle idee riformistiche dell'Illuminismo.

L'opera, dall'antichità a tempi ben più recenti, è divenuta oggetto di una intensa e singolare devozione popolare. Uno degli ex-voto conservati in sagrestia reca la scritta: "Morciano 7.9.1950 A.S La bambina C* Rosa = Taddea di anni 6, tormentata sin dalla più tenera infanzia giornalmente da gravissimi malori diagnosticati per epilessia, malcaduto, da professori medici di Pesaro e Bologna, dopo vane e ripetute cure i genitori, fallita ogni speranza umana, ricorsero ai dodici apostoli, venerati in questo santuario di Auditore, e ne ottennero la prodigiosa guarigione il 6 luglio 1950. Questo dono in segno perenne di devozione e ringraziamento".
Chi va a impetrare il miracolo accende davanti al quadro dodici candele, una per ogni apostolo. La grazia eventualmente ottenuta, viene attribuita all'apostolo la cui candela si spegne per ultima e il miracolo ne assume il nome. L'ultima candela della piccola Rosa C si spense davanti a San Taddeo, ed ella si chiamò Taddea.

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